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L'imprinting questo sconosciuto
Prägung:
suggestiva parola tedesca che letteralmente tradotta
in italiano suonerebbe come "stampo". Venne usata
per la prima volta in ambito di studi sul
comportamento animale da Oskar Heinroth, uno dei
primissimi pionieri della moderna etologia, per
designare una particolare forma di apprendimento che
si verifica tra i piccoli di numerose specie di
uccelli poco dopo la schiusa dell'uovo. Il fenomeno
dello "stampo", definito in seguito col termine
inglese imprinting, era già stato evidenziato nella
seconda metà dell'800 dallo studioso inglese
Spalding, il quale ebbe modo di osservare come i
pulcini poco dopo la nascita abbiano tendenza a
seguire qualsiasi oggetto in movimento, arrivando a
esprimere nei confronti di questo una forma di
confidenza e attaccamento destinata a durare per
molto tempo. Ma fu poi Lorenz, il mitico padre
dell'etologia, che arrivò durante gli anni '30 a una
vera approfondita analisi del fenomeno, evidenziando
come questo possa avere luogo esclusivamente durante
un cosiddetto periodo sensibile, piuttosto breve e
situato nella primissima infanzia, e come la
particolare forma di apprendimento porti non
all'acquisizione di nuovi comportamenti ma bensì
alla conoscenza dell'oggetto in grado di focalizzare
moduli comportamentali geneticamente acquisiti.
Inoltre, al contrario di ciò che avviene in altre
forme di apprendimento, l'imprinting si verifica
indipendentemente dalla presenza di rinforzi
positivi poichè uniche vere gratificazioni sembrano
proprio essere la presenza dell'oggetto di
imprinting stesso e l'attaccamento che verso questo
viene a instaurarsi. L'animale, infatti, attraverso
questa particolare forma di apprendimento precoce
dovrebbe arrivare al riconoscimento individuale
della propria madre e al conseguente indirizzamento
su di essa dei propri istintivi comportamenti
filiali.
Il senso funzionale, ovvero il perché, di tutto
questo affascinante fenomeno risulta particolarmente
evidente allorché vengano presi in esame i piccoli
di quelle specie animali a prole precoce, che,
dotati fin dal momento della nascita di consistente
sviluppo sensoriale e grande autonomia motoria,
vengono a trovarsi particolarmente esposti ai
pericoli di un ambiente ancora totalmente
sconosciuto. Per questi risulta quindi quanto mai
importante poter disporre di un meccanismo di
apprendimento in grado di consentire il
riconoscimento della figura materna, anche se questo
tende a esprimersi, talvolta, in modo approssimativo
e impreciso. Occorre infatti sottolineare come
l'attenzione dei giovani volatili tenda a
concentrarsi su stimoli piuttosto semplici e come
tra questi il semplice movimento venga ad assumere
un ruolo di assoluta priorità. Può così avvenire
che, in assenza di stimoli adeguati, i piccoli
arrivino addirittura a seguire il primo oggetto
mobile incontrato focalizzando su questo
un'attenzione destinata a trasformarsi in tempi
brevissimi in vero e proprio attaccamento.
Naturalmente non pochi etologi si sono chiesti come
mai un fenomeno così importante come il
riconoscimento dei genitori debba affidarsi a un
meccanismo così impreciso come quello
dell'imprinting e a questa domanda sono state
fornite svariate risposte. Tra queste sicuramente
merita particolare attenzione quella formulata
dall'inglese Hinde, secondo la quale nei primissimi
periodi di vita il piccolo volatile non disporrebbe
ancora, nonostante il notevole sviluppo sensoriale,
di una costanza percettiva sufficiente al
riconoscimento del proprio genitore date le svariate
configurazioni con le quali questo può venire a
presentarglisi.
Il
problema dell'imprinting su oggetti inadeguati,
ovvero diversi dalla figura materna, ancora oggi fa
discutere gli studiosi poiché numerosi etologi hanno
ipotizzato importanti relazioni tra questo fenomeno
e i comportamenti sociali della maturità. L'animale,
infatti, in base alle caratteristiche della madre
memorizzate durante la fase sensibile, tenderebbe a
costruirsi un'immagine della propria specie capace
di condizionare numerosi comportamenti dell'età
adulta, tra i quali anche quelli riguardanti le
scelte sessuali. Potrebbe così verificarsi, come
avvenne nei famosi esperimenti di Lorenz con le oche
selvatiche, che in conseguenza a particolari
situazioni caratterizzate dalla privazione della
figura materna, dei volatili adulti arrivino a
dirigere le proprie attenzioni sessuali verso
animali non conspecifici, e in casi estremi
addirittura verso oggetti inanimati, ricercando
particolari caratteristiche di questi memorizzate
durante l'imprinting.
In
realtà ai nostri giorni le influenze di questo
fenomeno sui comportamenti sociali dell'età adulta
vengono analizzate con uno scetticismo decisamente
maggiore rispetto a qualche anno fa e sempre meno
credito viene dato alle tesi di Lorenz secondo le
quali questa forma di apprendimento precoce sarebbe
in grado di condizionare in modo veramente
irreversibile la cosiddetta sensazione di
conspecificità degli individui maturi. Occorre
infatti sottolineare come gli animali adulti
possiedano, al contrario dei piccoli,
un'organizzazione della percettività sensoriale
capace di portare al riconoscimento dei propri
conspecifici in base a conoscenze innate, e come
queste ultime svolgano un ruolo di assoluto primo
piano nei vari comportamenti comunicativi che
avvengono tra gli individui della stessa specie.
L'imprinting nei cani
Anche se
attualmente l'imprinting tende a venire interpretato
in maniera leggermente più limitativa rispetto a
certe enfasi del passato, risulta comunque
innegabile che a questa particolare forma di
apprendimento debba essere riconosciuta
l'insostituibile capacità di rendere identificabile
ai piccoli di numerose specie animali la figura
materna o, in mancanza di questa, gli oggetti
sostitutivi sui quali focalizzare il loro istintivo
bisogno di attaccamento. Tuttavia cercando di vedere
il fenomeno alla luce del suo senso funzionale ci
si può facilmente accorgere di come questo venga a
presentarsi in una prospettiva radicalmente diversa
allorché vengano prese in considerazione specie
animali a prole inetta piuttosto che a prole
precoce. Mentre infatti per i piccoli di queste
ultime, che sono dotati di notevole autonomia
motoria fin dal momento della nascita, può rivelarsi
di vitale importanza il poter disporre di uno
strumento in grado di consentire un rapido
riconoscimento della figura materna, prezioso punto
di riferimento all'interno di un mondo
potenzialmente pericoloso e ostile, non altrettanto
si può dire per i piccoli delle specie a prole
inetta che arrivano ai primi contatti con il mondo
dopo un periodo relativamente lungo trascorso
nell'ambiente protetto della tana. Ovviamente anche
per questi viene a svolgere un ruolo di vitale
importanza il riconoscimento individuale della
madre, tuttavia la forma di apprendimento che porta
a questo non ha motivo di svolgersi sotto forma di
un fenomeno improvviso ed estremamente concentrato
nel tempo come avviene per gli uccelli in quanto può
tranquillamente avvenire attraverso fasi successive
durante le quali vengono progressivamente
memorizzate caratteristiche parziali della figura
materna che solo con la completa maturazione
sensoriale vengono poi collegate tra loro. Al
momento delle prime uscite nel mondo esterno alla
tana, infatti, il cucciolo possiede già, al
contrario dei piccoli volatili precoci,
un'organizzazione della percettività sufficiente da
consentirgli l'integrazione in un unico insieme di
elementi parziali gradualmente acquisiti.
Un vero
e proprio fenomeno di imprinting finalizzato al
riconoscimento della madre, simile a quello degli
uccelli, è quindi molto difficile da potersi
identificare nei canidi e in special modo è
pressoché impossibile ritrovare in questi quelle
particolari forme di attaccamento su oggetti
sostitutivi della figura materna che hanno
caratterizzato tanti esperimenti sui pulcini e sulle
anatre. Occorre tra l'altro sottolineare come tra i
cani, e tra molti altri mammiferi, il riconoscimento
della genitrice avvenga prevalentemente su basi
olfattive e come nella ricerca dei peculiari odori
dei conspecifici tenda a esprimersi una conoscenza
geneticamente acquisita che non consente quegli
incredibili fenomeni di imprinting su oggetto
inadeguato che possono invece avvenire tra molte
specie di volatili. Può, naturalmente, sempre
verificarsi, in particolari situazioni di totale
privazione della figura materna qualche forma di
attaccamento sostitutivo, tuttavia questa tenderà a
coinvolgere in modo molto modesto la cosiddetta
sensazione di conspecificità e solo fino al momento
in cui cominciano a maturare gli istintivi moduli
comportamentali della sfera sociale.
Il
periodo sensibile per l'apprendimento sociale nei
cani
In
origine, allorché l'imprinting cominciò a venire
studiato, fu soprattutto su alcune specie di uccelli
che si concentrò l'attenzione degli etologi,
tuttavia, col tempo, l'esistenza di fenomeni di
apprendimento legati a fasi sensibili cominciò ad
essere evidenziata in svariate specie animali e tra
queste anche nei cani domestici. Infatti all'inizio
degli anni Sessanta, proprio nel periodo durante il
quale gli etologi Bateson e Immelmann proponevano
importanti osservazioni sui vari fenomeni di
apprendimento simili all'imprinting, gli americani
Scott e Fuller pubblicavano un importante studio di
psicologia canina nel quale veniva dedicato un ampio
spazio all'evidenziazione di un interessante
fenomeno di apprendimento precoce strettamente
collegato alla maturazione della socialità. Secondo
le tesi dei due etologi i comportamenti sociali dei
cani adulti, sia nei confronti di individui
appartenenti alla propria specie che di non
conspecifici, verrebbero profondamente influenzati
dalle esperienze accumulate durante un limitato
lasso di tempo che si situerebbe all'incirca tra la
terza e l'ottava settimana di vita del cucciolo.
Durante questo periodo, che peraltro si potrebbe
definire estremamente lungo se paragonato alla fase
di imprinting di alcuni volatili che si svolge in
termini di poche ore, i piccoli cani tendono a
instaurare dei rapporti di attaccamento molto
profondi sotto la spinta di una fiduciosa
disposizione d'animo che viene progressivamente a
diminuire fino a estinguersi allorché l'animale
comincia a maturare gli innati comportamenti di
diffidenza e paura. Viene così a crearsi una forma
di fiducia originaria nei confronti dei membri del
gruppo e talvolta anche verso animali appartenenti
ad altre specie, tra i quali anche l'uomo. Come
infatti hanno dimostrato sia gli esperimenti di
Scott e Fuller che quelli eseguiti successivamente
da Trumler i cuccioli che durante la fase sensibile
non hanno occasioni di contatti con gli esseri umani
sono destinati a non arrivare a esprimere nei
confronti di questi una vera profonda confidenza che
invece caratterizzerà gli individui che durante
questa particolare fase sensibile hanno avuto modo
di acquisire adeguate esperienze di contatto
sociale.
Le
analogie tra questa forma di apprendimento sociale,
funzionalmente orientata verso l'ottimale
inserimento dell'individuo nel proprio gruppo, e
l'imprinting classico dei volatili sono molte ed è
importante sottolineare come tutti e due i fenomeni
si caratterizzino per una spinta motivazionale che
agisce indipendentemente da ogni rinforzo, ovvero da
ogni possibile premio che possa associarsi con
l'oggetto di apprendimento. Tuttavia è importante
notare come nei precoci fenomeni di apprendimento
sociale dei mammiferi non arrivi mai a verificarsi
una vera attiva ricerca dell'oggetto, che invece
caratterizza l'imprinting di molti animali a prole
precoce che tra l'altro arrivano a sedare attraverso
il contatto con l'oggetto stesso una situazione di
ansia decisamente non riscontrabile nei cani. Il
fedele amico dell'uomo può quindi rimanere
positivamente "impressionato" dagli incontri che
avvengono durante la fase sensibile, tuttavia
sicuramente arriverà ad attivarsi solo in misura
piuttosto limitata per far sì che questi possano
avere luogo.
In
questa situazione caratterizzata da scarsa ansia e
modesta attivazione nella ricerca degli oggetti è in
realtà possibile identificare un elemento di
fondamentale importanza nell'analisi del precoce
apprendimento sociale dei cani. Proprio per
l'assenza di queste importanti peculiarità, infatti,
il fenomeno tende a differenziarsi in modo
sostanziale rispetto all'imprinting,
caratterizzandosi più come una normale forma di
apprendimento per associazione che ha modo di
avvenire in maniera duratura e profonda
essenzialmente per merito di una ancora
insufficiente maturazione delle spinte motivazionali
verso la diffidenza e la paura. Si può quindi
concludere sottolineando come il vero fenomeno
dell'imprinting, focalizzato sulla figura materna,
nel cane domestico tenda a esprimersi con una
portata molto modesta e come, in realtà, molte forme
di apprendimento precoce legate a una fase sensibile
tendano essenzialmente a configurarsi come normali
fenomeni di apprendimento, in grado quindi di
arrivare in una certa misura a estinzione.
Giorgio Teich Alasia
Bibliografia
Hinde, R.A., Il comportamento degli animali,
Edagricole, Bologna, 1980.
Hinde, R.A., Etologia e i suoi rapporti con le
altre scienze, Rizzoli, Milano, 1985.
Immelmann, K., Introduzione all'etologia,
Bollati Boringhieri, Torino, 1988.
Lorenz, K., L'etologia, Boringhieri, Torino,
1980
Scott, J.P. and Fuller, J.L., Genetics and the
Social Behavior of the Dog, University of
Chicago Press, Chicago, 1965.
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